I cavalli ci aiutano a guardare dentro di noi, sono specchi in cui troviamo riflessa la nostra immagine, così da poterla pulire, spogliandola da tutte le sovrastrutture che la soffocano. Grazie a loro possiamo liberarci dal giogo delle pericolose identificazioni cui siamo assuefatti, possiamo vivere quanto sentiamo vibrare nel profondo e non una vita condizionata e fasulla. [...] Aiutare i soggetti autistici non deve tradursi, a mio avviso, nel tentativo di snaturarli rendendoli "Altro", qualcosa di diverso rispetto a ciò che sono. Mi pare detestabile volerli "normalizzare", magari attraverso processi molto simili ad ammaestramenti che trovo esecrabili e ripugnanti fin per gli stessi cavalli. Lavorare per educare le persone a una maggiore attenzione e cura per gli esseri più fragili e diversi implica darsi contemporaneamente da fare per rendere chi è diverso e fragile un poco più forte e meno vulnerabile.